In occasione dei 150° anni della fondazione
del Corpo della Guardia Costiera

Venezia 8 ottobre 2015 - Stazione Marittima di Venezia

"La sicurezza nei lavori subacquei in ambito portuale e la Norma UNI 11366" è il tema della tavola rotonda che si è tenuta l'8 ottobre presso la Stazione marittima di Venezia. L'evento, organizzato dalla Capitaneria di Porto di Venezia, in collaborazione con AISI - Associazione Imprese Subacquee Italiane si è tenuto nel quadro delle manifestazioni per il 150° anniversario della fondazione del Corpo della Guardia Costiera.
Al convengo hanno partecipato l'Ammiraglio (cp) Pietro Verna, capo del 2° Reparto del Comando Generale delle Capitanerie di Porto, il capitano di fregata (cp) Alberto Maria Pietrocola, capo della sezione tecnica della Capitaneria di Porto di Venezia, il capitano di fregata (cp) Roberto Pagnanini capo sezione Pianificazione tecnica/operativa e addestramento, del 3 reparto del Comando Generale delle Capitanerie di Porto. la dottoressa Alessandra Bascià, capo nucleo sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Venezia, l'ing. Gianfranco Bianchini della società HMR responsabile della sicurezza del cantiere Padova - Mose di Venezia, il capitano Andra Falconi ispettore onorario per l'archeologia subacquea del Ministero dei Beni Culturali e del Turismo, l'ing. Enrico Buffa, presidente dell'Associazione Imprese Subacquee Italiane e direttore tecnico di Rana Diving spa. Ha moderato il onvegno Giovanni Esentato, giornalista e segretario nazionale di AISI, coordinatore del gruppo di lavoro UNI per la Normazione delle Attività subacquee professionali.
Hanno partecipato, inoltre, il direttore marittimo e comandante del Porto di Venezia ammiraglio (cp) Tiberio Piattelli, la dottoressa Claudia Marcolin, segretario generale dell'Autorità Portuale di Venezia e, in rappresentanza del Comune di Venezia, l'assessore Giorgio D'Este, assessore alla sicurezza, polizia municipale e protezione civile del Comune di Venezia.
Folta la rappresentanza dei sommozzatori dei Vigili del Fuoco, della Polizia di Stato, del gruppo subacquei della Capitaneria di Porto, dei sommozzatori della Guardia di Finanza, dei Subacquei Carabinieri. Erano presenti rappresentanti di aziende di settore ed in particolare quelle impegnate nei lavori subacquei del Mose quale la Nautilus srl di Venezia che ha supportato l'iniziativa con la rassegna di alcune attrezzature subacquee professionali.
Gli interventi dei relatori hanno messo in luce la necessità di estendere la Norma UNI 11366 per la Sicurezza nelle Immersioni professionali per l'industria a tutti gli ambiti portuali. Cosa che già molte Capitanerie di Porto stanno adottando per la emanazione di ordinanze per la sicurezza nei lavori subacquei in ambito portuale. L’ammiraglio Pietro Verna nella sua relazione ha stigmatizzato la carenza legislativa del settore e la necessità di adeguare la normativa nazionale alle disposizioni del Decreto Legislativo 145 del 2015 che ha costituito il Comitato per la Sicurezza in mare presso il Ministero dello Sviluppo Economico. 
L’ing. Gianfranco Bianchini, responsabile della sicurezza per la azienda HMR nel Cantiere Padova del Mose, ha rappresentato l’evoluzione delle attrezzature e delle procedure operative raffrontando il “prima e dopo” l’adozione della Norma UNI 11366 ed evidenziando come una delle aziende maggiormente impegnate nei lavori subacquei per il Mose, la Nautilus Venezia srl, con consuntivo di oltre 3000 immersione non abbia subito alcun incidente connesso alle attività subacquee. Sottolineando, con questo, l’alto valore antinfortunistico che l’adozione della Norma UNI 11366 determina nella esecuzione di opere ed interventi subacquei ad alta complessità e specializzazione come quelli che avvengono nel cantiere MOSE.
La dottoressa Claudia Marcolin, segretario generale dell’Autorità Portuale di Venezia, ha stigmatizzato l’imponente traffico marittimo e navale che interessa Venezia evidenziando il ruolo degli interventi subacquei per le ispezioni di carena sulle grandi navi passeggeri ed in supporto al naviglio commerciale. Il comandante del Porto di Venezia, l’ammiraglio Tiberio Piattelli, nel porgere i saluti, in qualità di “padrone di casa” ai convenuti ha sottolineato il ruolo di “porta dell’Est” che Venezia ed il suo Porto hanno sempre avuto nella storia del commercio e dello sviluppo. E come il concetto di sicurezza antinfortunistica sia uno dei pilastri fondamentali dell’attività di monitoraggio, prevenzione e controllo dell’area di giurisdizione della Direzione Marittima Veneziana. Il comandante Alberto Maria Pietrocola, capo della sezione tecnica e sicurezza del Porto di Venezia, ha illustrato l’attività di controllo ed autorizzativa di interventi subacquei nel Porto di Venezia mettendo in luce come nel giro di pochi anni l’attività subacquea nell’area di giurisdizione sia divenuta una delle pratiche professionali più delicate e attive nel quadro delle autorizzazioni rilasciate dal suo ufficio. Egli ha inoltre rappresentato l’attività della Capitaneria di Porto di Venezia in relazione alla complessa realtà gestionale della sicurezza antinfortunistica portuale di Venezia che coinvolge molte risorse e deve tener conto dell’enorme traffico navale in uu contesto, come il cantiere del Mose, dove l’attività subacquea coinvolge oltre 1500 sommozzatori annualmente con oltre 3000 immersioni.
La dottoressa Alessandra Bascià, responsabile del Nucleo Sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Venezia, ha rappresentato l’attività del gruppo nel contesto dell’area lagunare con particolare riferimento alle norme di sicurezza, che se pur non legate alla norma uni 11366, a causa della particolarità degli interventi. Ha inoltre evidenziato l’alta formazione a cui i vigili del fuoco devono sottoporsi per accedere alla mansione e le problematiche relative agli interventi, peculiari propri della laguna veneta.
Il capitano di fregata Roberto Pagnanini, subacqueo e palombaro di lunga esperienza in campo militare, responsabile della sezione pianificazione tecnica/operativa e di addestramento del 3 Reparto del Comando Generale delle Capitanerie di Porto ha illustrato le attività dei sommozzatori della Guardia Costiera con le competenze, le attribuzioni di istituto i campi di intervento che spaziano dalla tutela del territorio al contrasto alle attività illegali come la predazione di datteri di mare e la conseguente distruzione delle scogliere sommerse. Inoltre ha sottolineato il contributo che i reparti subacquei della Guardia Costiera hanno dato ai lavori sul relitto della nave Concordia ed al dramma dei migranti che quotidianamente insanguina le acque a sud della Sicilia.
Il capitano Andrea Falconi, ispettore onorario per l’archeologia subacquea del Ministero dei Beni Culturali ha illustrato l’attività di monitoraggio e mappatura per la ricerca subacquea in supporto agli interventi subacquei per la ricerca archeologica e di relitti sia per la ricerca scientifica ed archeologica che per scopi commerciali e su disposizione della magistratura. Ciò al fine di realizzare mappe utilizzando sonar a scansione laterale ed altri sistemi elettronici di individuazione e mappatura di siti naturali, manufatti ed opere umane sommerse.
L’ing. Enrico Buffa, vera memoria storica dell’attività subacquea industriale, presidente di AISI e direttore operative di una delle più antiche aziende di lavoro subacqueo, la RANA Diving spa, di Marina di Ravenna, che ha al suo attivo 50 sommozzatori contrattualizzati a tempo indeterminato, ed uno staff di oltre 40 persone fra impiegati, tecnici, ingegneri, meccanici, elettricisti, ha illustrato un excursus storico del lavoro subacqueo italiano evidenziando come il non rispetto delle regole, o la mancanza di esse, producono concorrenza sleale, alto tasso di infortunistica, soprattutto in ambito portuale e di “basso fondale”. Inoltre ha illustrato come gli stranieri, in particolare il mondo anglosassone, abbia saputo “copiare” dagli italiani le procedure operative aziendali facendole divenire leggi dello Stato e come siano stati capaci di imporre al mondo intero quelle “regole” come divenute parte integranti dei contratti di appalto. Regole a cui tutti devono necessariamente adeguarsi, formazione professionale compresa, per accedere ai mercati internazionali del lavoro subacqueo.



 

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